🧠 Il ritorno del martello (digitale) e la comunicazione che non comunica

Ovvero: perché parlare a tutti (senza dire nulla) non funziona più

C’è stato un tempo – non troppo lontano – in cui sembrava che la comunicazione stesse cambiando per davvero.

Parole come inbound marketing, fidelizzazione, contenuto di valore riempivano i pitch, i piani editoriali, le presentazioni ai clienti. L’utente non era più un bersaglio da colpire, ma una persona da attrarre, coinvolgere, capire.

Poi però, qualcosa si è rotto. E senza neanche accorgercene, siamo tornati al vecchio vizio: martellare. Ma con più dati, più automazioni, più ADS.


🎯 Tutto sembra un funnel, ma niente è realmente pensato

Scrollando un feed oggi si ha l’impressione di assistere a una sagra del “se ci cliccano in dieci, uno si iscrive”.
Campagne frettolose, messaggi intercambiabili, tone of voice artificiale. Il pubblico è indistinto, il linguaggio è vago, le call to action sono spinte ma generiche.

È il ritorno del martello outbound, mascherato da funnel digitale.

Un tempo si usavano i volantini nei bar, oggi si usano campagne su Meta o Google. Ma la logica è la stessa: sparare nel mucchio.
Solo che ora abbiamo KPI, A/B test e un algoritmo che ci fa credere che stiamo comunicando bene. Quando invece stiamo solo disturbando in modo più efficiente.


💬 Un esempio concreto: i corsi finanziati

Prendiamo il caso dei corsi finanziati, in particolare quelli ITS (Istituti Tecnici Superiori). Un settore importante, strategico, con potenziale occupazionale reale. Eppure…

Com’è che vengono spesso comunicati?

  • “Hai tra i 18 e i 35 anni? Questo corso è per te!”
  • “Diventa un esperto in 2 anni… e trovi lavoro subito!”
  • “Formazione gratuita e titoli riconosciuti!”

Sono messaggi che potrebbero andare bene per qualsiasi corso, in qualsiasi città, rivolto a qualsiasi target. Nessuna differenza tra un percorso su energia rinnovabile in Piemonte e uno su turismo digitale in Sicilia. Nessun riferimento alle imprese coinvolte, al territorio, agli sbocchi reali, alle competenze richieste, ai docenti, al metodo, alla selezione.

È comunicazione che punta alla quantità. Ma perde tutto in qualità.


📉 Dove stiamo sbagliando?

1. Nessuna analisi dei destinatari reali

Si parla a una fascia demografica (“giovani”, “under 35”) come se bastasse l’età per definire un bisogno formativo. Ma un ragazzo di 19 anni appena uscito dal liceo non è un 30enne disoccupato con un figlio. E la comunicazione dovrebbe riflettere queste differenze.

2. Slogan standard, senza identità

Tutti dicono le stesse cose. L’assenza di una unique value proposition chiara rende ogni annuncio intercambiabile. E se nessuno si distingue, nessuno colpisce.

3. Nessun legame col contesto

Un ITS in Veneto connesso alle aziende metalmeccaniche ha caratteristiche, richieste e vantaggi molto diversi da uno ITS sul turismo in Sardegna. Eppure la comunicazione raramente cambia. Ma il contesto fa la differenza. Sempre.

4. Zero ascolto, poca personalizzazione

Le campagne spesso non nascono da un lavoro di ascolto (dati, interviste, feedback, analisi dei comportamenti digitali), ma da una checklist da rispettare. Pubblicazione social? Fatto. Campagna ADS? Fatto. Articolo sul sito? Fatto. Ma con quale profondità? Con quali domande poste in partenza?


🛠️ Cosa serve davvero: meno slogan, più struttura

Una comunicazione efficace – oggi più che mai – richiede metodo, studio, verità. Alcuni spunti concreti:

  • Costruire buyer personas vere, basate su dati qualitativi e quantitativi. Chi sono i destinatari? Dove vivono? Cosa cercano davvero? Di cosa hanno paura?
  • Usare il linguaggio giusto per ciascuna fase del funnel: prima informare, poi coinvolgere, infine convertire. Non tutto in un solo post.
  • Personalizzare i contenuti per il territorio e per le aziende partner: se un corso forma per aziende locali, perché non raccontare quelle aziende?
  • Semplificare i messaggi, ma senza svuotarli: chiarezza non è banalità. È dire poco, ma bene.
  • Investire nella costruzione di fiducia: storytelling autentico, testimonianze vere, video con ex corsisti, docenti, imprenditori del territorio.

💬 Comunicare è (ancora) un atto di responsabilità

Tutti possiamo vendere qualcosa una volta. Ma costruire relazioni vere, attivare interesse autentico, generare iscritti che non solo arrivano, ma rimangono e parlano bene del percorso… è un’altra cosa.

La comunicazione moderna ha tantissimi strumenti, ma nessuna bacchetta magica.
E chi lavora nella formazione ha una responsabilità in più: non solo attrarre, ma orientare. Aiutare le persone a fare scelte consapevoli, non solo clic frettolosi.

Torniamo a progettare messaggi che abbiano radici nella realtà. Che sappiano spiegare, non solo vendere.
Che parlino a pochi – ma bene – invece che a tutti – senza dire nulla.


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Contattami. Progettiamo una strategia su misura. Perché ogni corso ha una storia da raccontare. E ogni persona ha il diritto di ricevere messaggi che parlano davvero a lei.

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